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Lavorare all'Hermete

foto francesca gallasin per postLAVORARE ALL’HERMETE

“Tra le virtù del virus bisogna annoverare la sua capacità di generare una idea più sobria di libertà: la libertà che si realizza nel fare qualcosa di ciò che il destino fa di noi. Essere liberi è fare ciò che, nella situazione, si deve fare. Non è una astrazione da filosofi, questa. La vediamo incarnata nell’operosità, nella serietà, nella dedizione con cui migliaia di persone lavorano quotidianamente per rallentare il contagio” scrive Rocco Ronchi .

Sono Francesca, Counselor filosofica, e Socia Hermete, ho conosciuto la cooperativa 12 anni fa grazie a una mia cara amica, anche lei Counselor filosofica.

Ho scelto le parole del filosofo  Rocco Ronchi per parlare di quello che ho appena iniziato a fare, counseling scolastico via telematica, perché sto appunto cercando di fare qualcosa di ciò che il destino mi ha dato la possibilità di fare.

Mi occupo di counseling scolastico da quattro anni e fino a qualche mese fa lo facevo presso le Scuole secondarie di secondo grado con molta soddisfazione. L’ambito d’intervento è quello scolastico, familiare e sociale, dal punto di vista scolastico, educativo e relazionale, con le seguenti attività: spazio d’ascolto individuale per ragazzi, genitori e insegnanti; attività di osservazione nelle classi della primaria e della scuola secondaria di 1° grado con difficoltà relazionali; interventi di laboratorio con il gruppo classe, o con piccoli gruppi; percorsi di accoglienza rivolti alle classi prime della scuola secondaria di 1° grado; percorsi di orientamento in uscita delle classi quinte della primaria e delle classi terze della scuola secondaria di 1° grado, interventi al forum delle classi o in assemblea di classe rispetto ad alcuni argomenti, interventi di formazione e consulenza ai docenti; incontri a sostegno della genitorialità; focus group con alunni e docenti.

Dopo un mese e mezzo d’interruzione del servizio causa chiusura delle scuole per Covid19 oltre che disorientata e spaesata mi sentivo inutile; così ho scritto al gruppo delle mie colleghe counselor condividendo con loro questa riflessione: “Se ci sentiamo male noi chissà come si potranno sentire i nostri ragazzi chiusi nelle loro stanze…” . Per questo ho lanciato l’idea di provare a ripartire in una modalità diversa. Mai avrei pensato che la mia referente Hermete dello staff di counseling prendesse così seriamente le mie parole..invece si è subito mossa e da lì sono iniziati i problemi e le difficoltà a far partire la macchina degli sportelli a distanza. Le Scuole non erano pronte e anche noi abbiamo dovuto studiare e aggiornarci per questa nuova avventura, ma grazie alla caparbietà, professionalità, competenza e forza d’animo di Nicoletta, nostra coordinatrice, siamo riuscite a partire.

Ora i mezzi che abbiamo a disposizione per intercettare e ricontattare i ragazzi sono quelli telematici, con tutti i loro limiti. Non è facile arrivare a loro con una mail e anche la relazione in videoconferenza è sfalsata perché manca il corpo, il setting, la presenza..  e questa situazione inaspettata mi ha dato modo di riflettere sull’importanza che questi avevano per me.
In mezzo a tutta questa complessità e precarietà, dovuta al fatto che non si è più solo “appesi alla relazione”, incerta di per sé, ma anche  all’ instabilità dell’approccio telematico alla relazione, le insicurezze sono molte: “Avrà ricevuto la mail? Risponderà? Sarà scoraggiato dalla procedura? Riuscirà a connettersi? Riuscirò a essere incisiva a distanza?” Tutto questo fino a un minuto prima del collegamento… ma basta che qualcuno mi scriva per chiedermi un incontro o vedere l’espressione rassicurante e lungimirante di un docente che sento vicino, che crede nel progetto e che mi dice che ritiene utile pensare a  laboratori con i ragazzi in piccoli gruppi per capire come è cambiata la relazione tra di loro e in famiglia durante questa pandemia, per accendere la speranza e la fiducia che io possa ancora fare qualcosa per i ragazzi.

I ragazzi, che forse non hanno gli strumenti che abbiamo noi per leggere e interpretare questo periodo complicato ma le risorse sì, ne sono certa.

La forza di Hermete è proprio questa: di non scoraggiarsi di fronte alle avversità e di riprogettarsi ogni volta da zero. L’altra sua grande forza sono le persone che la costituiscono: da sola io mi sarei sicuramente arresa di fronte alle tante difficoltà che in questo mese ci siamo trovati davanti ma Hermete è riuscita a ripartire e io sono fiera di farne parte.

Mi manca non poter vedere il colore degli occhi dei ragazzi, sentire la loro presenza e il loro odore, l’odore della scuola, il caffè alle macchinette con i professori, il saluto caloroso delle bidelle la mattina, ma sono riuscita a fare qualcosa con quello che il destino mi ha dato.

foto francesca gallasin per postLAVORARE ALL’HERMETE

“Tra le virtù del virus bisogna annoverare la sua capacità di generare una idea più sobria di libertà: la libertà che si realizza nel fare qualcosa di ciò che il destino fa di noi. Essere liberi è fare ciò che, nella situazione, si deve fare. Non è una astrazione da filosofi, questa. La vediamo incarnata nell’operosità, nella serietà, nella dedizione con cui migliaia di persone lavorano quotidianamente per rallentare il contagio” scrive Rocco Ronchi .

Sono Francesca, Counselor filosofica, e Socia Hermete, ho conosciuto la cooperativa 12 anni fa grazie a una mia cara amica, anche lei Counselor filosofica.

Ho scelto le parole del filosofo  Rocco Ronchi per parlare di quello che ho appena iniziato a fare, counseling scolastico via telematica, perché sto appunto cercando di fare qualcosa di ciò che il destino mi ha dato la possibilità di fare.

Mi occupo di counseling scolastico da quattro anni e fino a qualche mese fa lo facevo presso le Scuole secondarie di secondo grado con molta soddisfazione. L’ambito d’intervento è quello scolastico, familiare e sociale, dal punto di vista scolastico, educativo e relazionale, con le seguenti attività: spazio d’ascolto individuale per ragazzi, genitori e insegnanti; attività di osservazione nelle classi della primaria e della scuola secondaria di 1° grado con difficoltà relazionali; interventi di laboratorio con il gruppo classe, o con piccoli gruppi; percorsi di accoglienza rivolti alle classi prime della scuola secondaria di 1° grado; percorsi di orientamento in uscita delle classi quinte della primaria e delle classi terze della scuola secondaria di 1° grado, interventi al forum delle classi o in assemblea di classe rispetto ad alcuni argomenti, interventi di formazione e consulenza ai docenti; incontri a sostegno della genitorialità; focus group con alunni e docenti.

Dopo un mese e mezzo d’interruzione del servizio causa chiusura delle scuole per Covid19 oltre che disorientata e spaesata mi sentivo inutile; così ho scritto al gruppo delle mie colleghe counselor condividendo con loro questa riflessione: “Se ci sentiamo male noi chissà come si potranno sentire i nostri ragazzi chiusi nelle loro stanze…” . Per questo ho lanciato l’idea di provare a ripartire in una modalità diversa. Mai avrei pensato che la mia referente Hermete dello staff di counseling prendesse così seriamente le mie parole..invece si è subito mossa e da lì sono iniziati i problemi e le difficoltà a far partire la macchina degli sportelli a distanza. Le Scuole non erano pronte e anche noi abbiamo dovuto studiare e aggiornarci per questa nuova avventura, ma grazie alla caparbietà, professionalità, competenza e forza d’animo di Nicoletta, nostra coordinatrice, siamo riuscite a partire.

Ora i mezzi che abbiamo a disposizione per intercettare e ricontattare i ragazzi sono quelli telematici, con tutti i loro limiti. Non è facile arrivare a loro con una mail e anche la relazione in videoconferenza è sfalsata perché manca il corpo, il setting, la presenza..  e questa situazione inaspettata mi ha dato modo di riflettere sull’importanza che questi avevano per me.
In mezzo a tutta questa complessità e precarietà, dovuta al fatto che non si è più solo “appesi alla relazione”, incerta di per sé, ma anche  all’ instabilità dell’approccio telematico alla relazione, le insicurezze sono molte: “Avrà ricevuto la mail? Risponderà? Sarà scoraggiato dalla procedura? Riuscirà a connettersi? Riuscirò a essere incisiva a distanza?” Tutto questo fino a un minuto prima del collegamento… ma basta che qualcuno mi scriva per chiedermi un incontro o vedere l’espressione rassicurante e lungimirante di un docente che sento vicino, che crede nel progetto e che mi dice che ritiene utile pensare a  laboratori con i ragazzi in piccoli gruppi per capire come è cambiata la relazione tra di loro e in famiglia durante questa pandemia, per accendere la speranza e la fiducia che io possa ancora fare qualcosa per i ragazzi.

I ragazzi, che forse non hanno gli strumenti che abbiamo noi per leggere e interpretare questo periodo complicato ma le risorse sì, ne sono certa.

La forza di Hermete è proprio questa: di non scoraggiarsi di fronte alle avversità e di riprogettarsi ogni volta da zero. L’altra sua grande forza sono le persone che la costituiscono: da sola io mi sarei sicuramente arresa di fronte alle tante difficoltà che in questo mese ci siamo trovati davanti ma Hermete è riuscita a ripartire e io sono fiera di farne parte.

Mi manca non poter vedere il colore degli occhi dei ragazzi, sentire la loro presenza e il loro odore, l’odore della scuola, il caffè alle macchinette con i professori, il saluto caloroso delle bidelle la mattina, ma sono riuscita a fare qualcosa con quello che il destino mi ha dato.

Lavorare all'Hermete