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La Bottega del Gioco

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Lavorare all'Hermete

lorenzoLAVORARE ALL'HERMETE

“In un secondo momento abbiamo capito che non avevano bisogno di “combattere la noia” ma di qualcuno che li guardasse, che li ascoltasse e che entrasse in relazione con loro. Ho capito che non solo i bambini avevano bisogno di ciò ma anche le famiglie. E anche io.”

 

Di video-tutorial, di noia e di ponti da costruire: il lavoro al tempo del Covid raccontato da Lorenzo. 

 

Ciao sono Lorenzo, ho 24 anni e da un paio d'anni lavoro come educatore ad Hermete. Ci sono molti servizi che si possono svolgere nella mia cooperativa e in questi due anni mi sono occupato principalmente dei Centri Aperti.

E’ un progetto rivolto ai bambini della scuola primaria, in cui possono trascorre i pomeriggi post-scolastici in compagnia di noi educatori e dei loro amici, giocando, sperimentando nuove attività ludiche e laboratori di vario genere.

In particolare quest'anno sono impegnato in due diversi centri aperti presso la scuola primaria di San Pietro In Cariano: il centro aperto comunale e il Kaleidos, doposcuola privato di Hermete.

Normalmente una giornata-tipo all’interno di un centro aperto viene scandita da vari momenti: c’è un primo momento in cui i bambini si ritrovano nell'atrio della scuola e vengono accolti da noi educatori, un secondo che prevede la consumazione del pasto tutti insieme in compagnia, seguito dall'uscita dei bambini nel cortile della scuola per giocare tutti insieme. Dopo il “gioco libero” i bambini, con l'aiuto di noi educatori, fanno i compiti scolastici. Nel caso del Kaleidos quest'ultimo momento è intervallato dall'intervento di un esperto di una determinata disciplina (artistica, sportiva, manuale o ludica) che coinvolge i bambini in una serie di attività che permettono loro di fare nuove esperienze, di sviluppare nuove conoscenze e, magari, di far nascere in loro una nuova passione.

 

In questi due anni sono stati fatti molti laboratori e sono state proposte svariate attività ma il punto cardine di tutta la routine dei centri aperti sono i bambini: la relazione con loro, il dialogo e il reciproco scambio di emozioni costituiscono la base sulla quale si fonda questo servizio.

Insomma quello che rende speciale per me questo servizio è il protagonismo dei bambini e la continua e costante relazione “di persona” con loro. Cerco di entrare nel loro mondo, nel loro gruppo, per farmi accettare da loro, per diventare un punto di riferimento positivo nelle loro dinamiche.

 

A causa della comparsa del coronavirus e delle norme restrittive connesse ad esso questa relazione fisica, questa struttura portante, è venuta a mancare. In un primo momento io e i miei colleghi abbiamo affrontato questo distacco inviando tramite telefono dei video-tutorial di lavoretti da noi realizzati per far si che i bambini potessero trascorrere al meglio queste giornate. Ma, in un secondo momento abbiamo capito che non avevano bisogno di “combattere la noia” ma di qualcuno che li guardasse, che li ascoltasse e che entrasse in relazione con loro. Ho capito che non solo i bambini avevano bisogno di ciò ma anche le famiglie. E anche io. Avevo bisogno di sentire la loro voce, di sapere che stavano bene. Così, in accordo con i Servizi educativi del territorio, io e la mia equipe abbiamo deciso di buttarci e di contattare le famiglie dei bambini, per sapere come stavano vivendo questa situazione. Con queste chiamate abbiamo cercato di eliminare il muro virtuale costruito dall'utilizzo della tecnologia, cercando di costruire un ponte tra noi educatori e i bambini. Ho voluto sostituire i messaggi con la mia voce. Da delle semplici chiamate di saluto siamo passati a delle videochiamate di gruppo, in cui poter giocare tutti insieme.

 

Ho cercato, in questa quarantena, di sfruttare gli strumenti tecnologici per ricreare un sentimento di vicinanza nelle famiglie, per dire ancora una volta ai bambini che noi siamo lì, davanti a quello schermo, solo ed esclusivamente per loro, che sia per giocare o per fare i compiti. E soprattutto per ripetere al loro che non sono soli e che andrà tutto bene!

 

#hermetecoop #hermete #educaregiocarecambiare #educatoriperpassione #cosedihermete #valpolicella #verona #centriaperti #centroaperto #kaleidos

lorenzoLAVORARE ALL'HERMETE

“In un secondo momento abbiamo capito che non avevano bisogno di “combattere la noia” ma di qualcuno che li guardasse, che li ascoltasse e che entrasse in relazione con loro. Ho capito che non solo i bambini avevano bisogno di ciò ma anche le famiglie. E anche io.”

 

Di video-tutorial, di noia e di ponti da costruire: il lavoro al tempo del Covid raccontato da Lorenzo. 

 

Ciao sono Lorenzo, ho 24 anni e da un paio d'anni lavoro come educatore ad Hermete. Ci sono molti servizi che si possono svolgere nella mia cooperativa e in questi due anni mi sono occupato principalmente dei Centri Aperti.

E’ un progetto rivolto ai bambini della scuola primaria, in cui possono trascorre i pomeriggi post-scolastici in compagnia di noi educatori e dei loro amici, giocando, sperimentando nuove attività ludiche e laboratori di vario genere.

In particolare quest'anno sono impegnato in due diversi centri aperti presso la scuola primaria di San Pietro In Cariano: il centro aperto comunale e il Kaleidos, doposcuola privato di Hermete.

Normalmente una giornata-tipo all’interno di un centro aperto viene scandita da vari momenti: c’è un primo momento in cui i bambini si ritrovano nell'atrio della scuola e vengono accolti da noi educatori, un secondo che prevede la consumazione del pasto tutti insieme in compagnia, seguito dall'uscita dei bambini nel cortile della scuola per giocare tutti insieme. Dopo il “gioco libero” i bambini, con l'aiuto di noi educatori, fanno i compiti scolastici. Nel caso del Kaleidos quest'ultimo momento è intervallato dall'intervento di un esperto di una determinata disciplina (artistica, sportiva, manuale o ludica) che coinvolge i bambini in una serie di attività che permettono loro di fare nuove esperienze, di sviluppare nuove conoscenze e, magari, di far nascere in loro una nuova passione.

 

In questi due anni sono stati fatti molti laboratori e sono state proposte svariate attività ma il punto cardine di tutta la routine dei centri aperti sono i bambini: la relazione con loro, il dialogo e il reciproco scambio di emozioni costituiscono la base sulla quale si fonda questo servizio.

Insomma quello che rende speciale per me questo servizio è il protagonismo dei bambini e la continua e costante relazione “di persona” con loro. Cerco di entrare nel loro mondo, nel loro gruppo, per farmi accettare da loro, per diventare un punto di riferimento positivo nelle loro dinamiche.

 

A causa della comparsa del coronavirus e delle norme restrittive connesse ad esso questa relazione fisica, questa struttura portante, è venuta a mancare. In un primo momento io e i miei colleghi abbiamo affrontato questo distacco inviando tramite telefono dei video-tutorial di lavoretti da noi realizzati per far si che i bambini potessero trascorrere al meglio queste giornate. Ma, in un secondo momento abbiamo capito che non avevano bisogno di “combattere la noia” ma di qualcuno che li guardasse, che li ascoltasse e che entrasse in relazione con loro. Ho capito che non solo i bambini avevano bisogno di ciò ma anche le famiglie. E anche io. Avevo bisogno di sentire la loro voce, di sapere che stavano bene. Così, in accordo con i Servizi educativi del territorio, io e la mia equipe abbiamo deciso di buttarci e di contattare le famiglie dei bambini, per sapere come stavano vivendo questa situazione. Con queste chiamate abbiamo cercato di eliminare il muro virtuale costruito dall'utilizzo della tecnologia, cercando di costruire un ponte tra noi educatori e i bambini. Ho voluto sostituire i messaggi con la mia voce. Da delle semplici chiamate di saluto siamo passati a delle videochiamate di gruppo, in cui poter giocare tutti insieme.

 

Ho cercato, in questa quarantena, di sfruttare gli strumenti tecnologici per ricreare un sentimento di vicinanza nelle famiglie, per dire ancora una volta ai bambini che noi siamo lì, davanti a quello schermo, solo ed esclusivamente per loro, che sia per giocare o per fare i compiti. E soprattutto per ripetere al loro che non sono soli e che andrà tutto bene!

 

#hermetecoop #hermete #educaregiocarecambiare #educatoriperpassione #cosedihermete #valpolicella #verona #centriaperti #centroaperto #kaleidos

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