Di persone, percorsi…e burocrazia.

Condividi

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email

LETTERA APERTA 

Abbiamo deciso di scrivere per rispondere alle tante domande che ci stanno giungendo da parte di genitori che, in questi  giorni, si rivolgono a noi per avere informazioni sulla ripresa dei nostri progetti a San Pietro in Cariano. La realtà è che quest’anno Hermete non gestirà i servizi educativi del Comune.

Chi l’ha già saputo si è rivolto a noi incredulo e amareggiato, chiedendoci di “fare qualcosa”. E quindi eccoci qui, cercando di spiegare ciò che non avremmo mai voluto affrontare.

Non ci siamo espressi ufficialmente fino ad ora perché per noi è ancora difficile comprendere le ragioni di tutto questo, e soprattutto accettarle. Non vogliamo aprire nuove polemiche, crediamo invece sia giusto dare delle risposte franche a chi guarda a noi come un punto di riferimento, a chi ci aspettava e contava su di noi per proseguire percorsi iniziati insieme. Lo dobbiamo ai genitori, alle ragazze, ai ragazzi, ai nostri dipendenti, a noi come cooperativa.

Quest’anno noi e i nostri colleghi dovremo abbandonare attività come  la cooperativa scolastica delle scuole medie, i centri aperti comunali, i servizi di appoggio educativo e scolastico. Saremo costretti a lasciare progetti storici ideati da noi, spazi gestiti con passione e pensiero portati avanti anche in questi anni difficili di emergenza sanitaria, dovremo salutare tanti ragazzi con i quali abbiamo iniziato un percorso, con i quali abbiamo superato difficoltà e gioito insieme dei progressi fatti e con i quali ci eravamo fatti delle promesse che ci viene impedito di mantenere.

Questo è il nocciolo della questione. Stiamo parlando di servizi educativi rivolti a bambini e ragazzi che non sono pacchi da affidare in consegna, vuoti da riempire con “attività”, o “situazioni” da “gestire” per qualche mese ma sono PERSONE a cui noi ci affianchiamo per tratti della loro vita, con cui lentamente costruiamo rapporti di fiducia e di rispetto e a cui indichiamo strade e percorsi che li aiuteranno ad esprimere ciò che sentono dentro, a orientarsi nel groviglio delle loro emozioni. Questo è il senso del nostro lavoro, questo è il nostro modo di lavorare. Altri non ne conosciamo. Non abbiamo la presunzione di considerarci né gli unici né i migliori ma crediamo di fare bene il nostro lavoro e di aver portato in questi anni, sul territorio, progetti e risorse importanti. Senza il pensiero e l’impegno di tanti di noi e della rete costruita insieme il nostro territorio sarebbe oggi più povero di energie, di sogni e possibilità. 

Ci dispiace, ci dispiace per tutto. Non riusciamo a trovare le parole per spiegare cosa rappresentino per noi alcuni progetti che abbiamo inaugurato, tanti anni fa, che abbiamo seguito, sviluppato, arricchito, modificato ed esportato in tanti altri comuni e realtà e che adesso ci vengono tolti per burocrazia. Non riusciamo a trovarle forse perché non c’è una giustificazione valida per tutto questo, se non che a volte ci sembra che sfugga proprio il senso di certe decisioni e delle loro conseguenze. 

Noi, così come altre Cooperative impegnate sul territorio, avremmo voluto avere l’opportunità di esporre le nostre idee attraverso un bando, per rispetto del lavoro nostro e altrui, dell’impegno profuso fino a qui e  di quello che ci siamo preparati a spendere per il futuro. Avremmo voluto poter esprimere le nostre proposte educative, avremmo voluto poter essere valutati per quello che sappiamo fare, e non esclusi a priori per quello che abbiamo fatto, ossia per un incomprensibile criterio che vede escluse proprio quelle cooperative che nei tre anni precedenti hanno già svolto mansioni sul territorio. Senza considerare che se erano state scelte in precedenza, forse, era perché le loro proposte erano state valutate buone e le più consone alle necessità di quel territorio in quel momento. 

Chi fa parte di una Cooperativa sa che viene costantemente valutato, sa che per lavorare deve continuare a studiare, a formarsi, ad approfondire.
Sa che la sua crescita professionale e personale non finisce mai, che i ragazzi sono tutti diversi che quindi la sua cassetta degli attrezzi deve essere ben fornita e avere a disposizione vari “linguaggi” per relazionarsi con loro.
Sa che non c’è mai un punto di arrivo ma sempre nuove mete, sa che il nuovo progetto deve essere migliore del precedente e lo sarà perché al contempo anche lui, grazie al lavoro svolto in quell’anno, è cresciuto.
Sa che a volte, nonostante i suoi sforzi e il suo impegno, i bandi e le gare si perdono…lo sa e lo accetta.

Ma stavolta è diverso. Stavolta l’amarezza non è per non essere stati scelti ma perché non abbiamo nemmeno avuto la possibilità di gareggiare, perché tutto il lavoro che abbiamo fatto fino ad ora sembra non contare, anzi addirittura sembra remare contro di noi, perché tutti i ragazzi che stavamo seguendo non vengono presi in considerazione, perché il modo in cui viene svolto un lavoro vale meno della burocrazia.

Si potrebbe ora obiettare che l’educatore può scegliere, visto che la cooperativa entrante è obbligata a proporgli di restare nel servizio cambiando “solo” datore di lavoro. Vero, ci chiediamo però se questo sistema non renda le cooperative dei meri enti di distribuzione del lavoro. Ci piace pensare che la nostra, e speriamo tante altre, non siano vissute dai dipendenti come un’agenzia interinale. La nostra è un’impresa sociale che si basa sulle competenze dei dipendenti e dei soci ed è una sofferenza rischiare di vedere un lavoratore andarsene per far si che il suo orario lavorativo non subisca improvvise riduzioni. Senza contare la pressione che un lavoratore, in quanto essere umano e non un banale numero su un bando, può patire per il fatto di trovarsi a cambiare cooperativa per poter seguire un ragazzo o una ragazza che da anni aiutava nel percorso di vita.


C’è qualcosa di sbagliato in questi meccanismi. Saremo e siamo stati già in passato, promotori di un sistema decisionale diverso. Faremo in modo di far sempre notare quando le logiche, corrette dal punto di vista legale ma sbagliate da quello morale, vanno a ledere non il bilancio economico di un comune ma il suo bilancio sociale.
Consapevoli che da qualche parte bisogna iniziare a cambiare e che la colpa è di un sistema più complesso, iniziamo dal cercare di scuotere qualche coscienza da qui.

Il CdA di Hermete Cooperativa Sociale

Tutte le News

La Bottega di Hermete

Visita il nostro e-shop, scopri la nostra selezione di giochi in scatola e prodotti realizzati dai ragazzi di Sharewood e sostienici!