Laura Girelli
Bibliotecaria e responsabile comunicazione
Francesca Benetti
Counselor e formatrice
Vi è mai capitato di uscire da una serata in biblioteca non solo con un paio di libri sotto il braccio, ma con una domanda del tutto nuova in testa e la sensazione di sentirvi un po’ più vicini alle persone intorno a voi? È esattamente questa la magia che abbiamo respirato durante le serate di Dialoghi tra le pagine.
Quando con Francesca Benetti noi bibliotecarie abbiamo immaginato questo percorso per le nostre biblioteche, avevamo un’idea molto chiara: non volevamo creare il club del libro. Non ci interessava analizzare la trama di un romanzo o fare critica letteraria. Volevamo invece usare le parole — che si trattasse di una poesia, un albo illustrato, un saggio o persino un articolo online — come una scintilla per accendere un confronto reale. Volevamo restituire alla biblioteca la sua vocazione più bella: essere un luogo caldo, aperto e gratuito dove fermarsi a pensare insieme, senza il peso di dover dimostrare qualcosa o la fretta di dover aver ragione.
Dai grandi temi come l’amore e la solitudine fino alle domande sulla felicità, il tempo libero o la procrastinazione, le sale di Fumane, Sant’Ambrogio di Valpolicella, Marano e Vigasio si sono riempite di storie, dubbi, risate e ascolto profondo.
Ora che i primi cicli si sono conclusi, avevamo una gran voglia di raccontarvi cosa è successo dietro le quinte. Ma invece del classico articolo riassuntivo, abbiamo preferito fare un gioco: un’intervista incrociata. Io ho intervistato Francesca per farmi raccontare come si custodisce uno spazio di dialogo così delicato da facilitatrice e counselor; lei ha intervistato me per capire come noi bibliotecarie della cooperativa abbiamo visto nascere e crescere questa proposta.
Prendetevi cinque minuti, mettetevi comodi e perdetevi tra le nostre risposte!
L'intervista incrociata
Domande di Francesca a Laura
- Com’è nato il progetto Dialoghi fra le pagine?
E’ stata una proposta di Francesca che ha fatto alle colleghe bibliotecarie della cooperativa, da realizzarsi nelle biblioteche da noi gestite.
- Come lo descriveresti?
E’ un’occasione per gli adulti di incontrarsi e confrontarsi su vari temi (ogni incontro è dedicato a un argomento specifico) mediati da una facilitatrice che, prendendo spunto da diversi brani, conduce il dialogo.
- A chi pensi che possa interessare? È indispensabile essere grandi lettori?
A chiunque abbia voglia di incontrare altre persone e entrare in relazione con loro. A chi, attirato dal tema della serata, abbia la voglia di approfondire quell’argomento, esprimere il proprio sentire, ascoltare quello che altre persone hanno da dire. A chi vuole avere un’occasione di uscire di casa diversa dal solito. Non è assolutamente necessario essere lettori, anzi! Ma può essere un’occasione per portarsi a casa un libro da leggere!
- Che clima di gruppo si creava durante le serate? Quali erano gli ingredienti principali?
Un bel clima, sicuramente frutto sia della predisposizione a questo tipo di iniziative delle persone che hanno partecipato, sia del lavoro di Francesca. All’inizio di ogni incontro faceva in modo di sintonizzare tutti sulla stessa lunghezza d’onda e durante l’incontro aveva il compito, quando necessario, di condurre il gruppo, per far si che tutte le persone che lo volessero avessero la possibilità di intervenire ed esprimere la propria opinione. La sua attenzione nel percepire qualsiasi tipologia di input (esplicita o inconscia) da parte dei partecipanti è stata fondamentale nel far fluire e emergere le riflessioni di tutti, dai più estroversi ai più timidi.
Gli ingredienti: la disponibilità a mettersi in gioco, capacità di ascolto,apertura e fiducia.
- Come avete scelto le tematiche/le domande?
Le abbiamo scelte noi organizzatrici, direi con una metologia “randomica”. Nel primo ciclo di incontri siamo partiti da un tema generale, l’amore e le relazioni, e l’abbiamo declinato in maniera diversa nei vari incontri. Nel secondo ciclo ci siamo fatte ispirare dai grandi temi della società contemporanea.
- Che senso può avere un incontro di dialogo/ fra sconosciuti/ in biblioteca/ sulle grandi domande della vita?
Ricollocare in un luogo reale e tangibile lo spazio dedicato al dialogo. Ritrovarsi faccia a faccia, con persone che si conoscono già o che magari si incontrano per la prima volta, e riabituarsi a esprimere la propria opinione, ascoltare, dissentire anche, senza la pretesa di avere l’ultima parola, ma con la consapevolezza che, grazie appunto a un ascolto profondo delle ragioni dell’altro, la nostra opinione su un tema può essere uno dei tanti punti di vista, e che anche quello diametralmente opposto può avere ragione di esistere.
Questo sicuramente è ciò che rende Dialoghi Tra Le Pagine una proposta direi quasi necessaria in questo periodo storico.
Domande di Laura a Francesca
- Tra tutti gli incontri realizzati di Dialoghi tra le Pagine c’è stata una riflessione fatta da un partecipante che ti ha colpito in modo particolare e che ti è rimasta dentro anche una volta uscita dall’incontro?
Non ricordo una frase particolare ma molte riflessioni significative: sull’amicizia in età adulta, le aspettative di bellezza e benessere della società, la ricerca quotidiana della felicità. Mi colpisce sempre vedere come un testo riesca a dare alle persone la possibilità di dire qualcosa che fino a un attimo prima sembrava difficile da esprimere o dare forma ad un pensiero che non si aveva avuto occasione di pensare “fino in fondo”. A volte basta una poesia, una pagina di un romanzo o un albo illustrato perché qualcuno trovi finalmente le parole per raccontare un’esperienza personale.
- Se hai avuto la possibilità di proporre questa iniziativa in altri contesti oltre alla biblioteca ti vorrei chiedere se il contesto cambia l’eperienza? Se sì, la biblioteca come luogo come contribuisce all’esperienza?
Ho proposto incontri simili in scuole e ad un’èquipe educativa, e ogni luogo imprime contenuti e un ritmo diverso al dialogo.
La biblioteca, però, possiede una qualità particolare. È uno dei pochi luoghi pubblici in cui si può sostare senza dover consumare nulla, senza dover dimostrare niente. È uno spazio che invita naturalmente alla curiosità, all’ascolto e alla ricerca. Fare dialogo filosofico partendo dai libri proprio dentro una biblioteca è molto emozionante, credo che significhi valorizzarne la vocazione più profonda: non soltanto un luogo dove si custodiscono i libri, ma dove le persone fanno circolare idee e riflessioni anche scomode.
- Durante gli incontri tu hai usato diversi prodotti editoriali: narrativa, saggistica, albi illustrati, poesie, testi ricavati dal web. C’è uno di questi “formati” che secondo te si addice di più per “lanciare” il dialogo e coinvolgere i partecipanti?
Non credo esista un formato migliore in assoluto, a seconda del gruppo e del tema può funzionare meglio un saggio, un articolo oppure una poesia. Dipende da moltissime cose ed è proprio questo uno degli elementi che mi affascina di più della biblioterapia umanistica: sintonizzarsi sul gruppo e sulle diverse sensibilità dei partecipanti.
Se proprio dovessi scegliere, direi che gli albi illustrati hanno una forza sorprendente. Molti adulti li associano all’infanzia, ma in realtà sono strumenti potentissimi: attraverso immagini e poche parole riescono ad affrontare temi molto complessi senza appesantirli ma aprendo porte sui propri ricordi, pensieri e sogni.- Non è sempre così, ma può capitare che durante gli incontri si tocchino argomenti sensibili e che le persone si aprano a pensieri e vissuti personali e li condividano con il gruppo, come d’altronde il format prevede (essendo il cuore della proposta appunto il dialogo tra i partecipanti). Come ti trovi a gestire questi momenti?
Come counselor, li considero momenti preziosi e delicati, da trattare con cura e competenza. Credo che il compito di chi facilita non sia quello di interpretare ciò che viene raccontato o di offrire soluzioni, ma di custodire quello spazio con rispetto.
All’inizio di ogni percorso condivido alcune semplici regole che facciano da cornice comune: ascoltare senza giudicare, parlare per sé e lasciare a ciascuno la libertà di condividere solo ciò che desidera. Quando emergono esperienze molto personali cerco di mantenere il dialogo in equilibrio, accogliendo la profondità senza trasformare l’incontro in uno spazio terapeutico. Mi sembra che i partecipanti avvertano questa attenzione e la coltivino a loro volta nei propri interventi con naturalezza.
- Il singolo vs il gruppo: ti sei mai trovata a dover gestire una situazione in cui gli animi si sono riscaldati troppo e che si è rischiato di passare da dialogo a litigio? Se sì cosa hai fatto?
Per fortuna non è mai successo di arrivare a un vero litigio ma sicuramente qualche volta le idee sono state difese in modo appassionato. A questo proposito ricordo un incontro in cui si è toccato il tema dell’impatto dell’intelligenza artificiale sulle nostre vite. Può capitare che emergano opinioni molto diverse, soprattutto quando si affrontano temi etici o esistenziali, ma considero anche questo una ricchezza.
Cerco di riportare l’attenzione sulla domanda che fa da guida all’incontro e soprattutto sul fatto che non stiamo cercando di convincere di un’idea “portata da casa” ma stiamo approfondendo vari aspetti e cercando insieme una risposta nuova. Quando il gruppo comprende che l’obiettivo non è avere ragione, ma ampliare il proprio sguardo, anche il disaccordo diventa un’occasione di dialogo e di crescita.
- Se tu fossi uno dei partecipanti del prossimo Dialoghi Tra le Pagine, che tema ti piacerebbe approfondire?
Probabilmente sceglierei un tema legato al cambiamento, potremmo spaziare dal cambiamento climatico a quello esistenziale, attraverso varie trasformazioni sociali e di prospettiva. È una parola che attraversa la vita di tutti, ma che assume significati diversi a seconda dell’età, delle esperienze e del momento che si sta vivendo. Mi incuriosisce capire come persone molto diverse possano illuminare lo stesso tema da prospettive completamente differenti, dando vita a una ricerca appassionata e a risposte inattese.
- Qual’è la forza, la caratteristica dirompente di Dialoghi tra le Pagine?
In Dialoghi tra le Pagine il libro non è il punto di arrivo, ma il punto di partenza. Non ci interessa analizzare un’opera dal punto di vista letterario (non ne avrei nemmeno le competenze!) ma usare la letteratura come occasione per pensare insieme.
Ogni partecipante arriva con la propria storia, e il dialogo permette di scoprire che uno stesso testo può generare letture completamente diverse, tutte legittime se ognuno e ognuna fa lo sforzo di metterle in dialogo e trovare punti di contatto. L’aspetto che mi affascina maggiormente, soprattutto in quest’epoca che sente il bisogno del “tutto e subito ” risiede nel fatto che si esce dall’incontro con più domande di quelle con cui si era entrati, ma anche con uno sguardo un po’ più ampio sul mondo e su se stessi e con una forte sensazione di connessione gli uni con gli altri. Per me è questo il valore più autentico della biblioterapia umanistica e del progetto Dialoghi fra le pagine.
Ti piacerebbe proporre DIALOGHI TRA LE PAGINE nella tua biblioteca, scuola o centro sociale?
Scrivi a francescabenetti@hermete.it.














