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Il lavoro di cura: un impegno che riguarda tuttə

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Immagine di Serena Slanzi

Serena Slanzi

Educatrice

“Che cos’è la cura?” e “Quali forme e dimensioni assume la cura nelle nostre azioni quotidiane?”, sono state le domande iniziali, da cui l’équipe educativa di Hermete si è lasciata guidare in una fredda mattina di Dicembre, per riflettere e focalizzare gli obiettivi di un lavoro educativo, fatto di una parte (meno visibile) di pensiero e di una parte (più visibile) di azioni concrete sul campo. E’ un luogo comune pensare che la cura sia solo ed esclusivamente un atteggiamento di attenzione ai bisogni dell’altro, un’azione fine a stessa, volta a rispondere nell’immediato ad una necessità. Un’azione di cura non può essere considerata come gesto isolato ed improvvisato, che viene messo in atto per riempire uno spazio o un tempo, ma è da considerarsi il frutto di una riflessione costante, che pervade ogni azione, ogni scelta e ogni parola che si sceglie di usare. Per chi vive quotidianamente la cura come filo conduttore del proprio essere e del proprio mestiere, essa è intesa come cuore pulsante del lavoro educativo, come terreno fertile che nutre un processo educativo.

La realtà quotidiana che ogni educatore si trova a fronteggiare, ci mostra un complesso lavoro di cura, che ruota attorno ad un cardine: il tempo. Nel lavoro educativo serve tempo per costruire pensiero, azioni e relazioni con l’altro. Al tempo stesso è importante mantenere una connessione con sé stessi, che ci permetta di non perdere di vista la missione educativa e i valori in cui crediamo e che vogliamo continuare a sostenere, per garantire la buona qualità e l’efficacia delle nostre azioni educative.

La cura è una modalità per creare relazione con l’altro, calandosi nel suo mondo, “entrandoci in punta di piedi”, con discrezione, affiancando il bambino senza mai sovrapporsi a lui, mirando al raggiungimento di un benessere psico-fisico, che garantisce equilibrio nelle esperienze di crescita. Questo predispone che l’educatore sappia porsi in una condizione di ascolto attivo, al fine di cogliere ciò che l’altro esprime, il visibile che lascia emergere e l’invisibile che conserva in modo latente dentro di sé. Significa accettare che un bambino possa vivere un momento difficile, ammettere a noi stessi che può entrare in conflitto con qualche compagno, accogliere le emozioni forti che esprime, anche senza riuscire a spiegarci il motivo.

La cura nei centri aperti di Hermete - LEGGI IL DOCUMENTO

 Implica che come educatori dobbiamo essere disposti a “metterci in gioco”, rimodulando i piani che avevamo fatto inizialmente sulla base di nuove variabili che entrano in gioco,  sostenendo al contempo l’impegno di stare in una relazione vera, che proprio perché autentica, ci chiede di essere presenti in modo consapevole, con un atteggiamento di apertura verso l’altro, che è basato su fiducia ed empatia

La cura si riceve e al tempo stesso si impara: farne dono agli altri, persone o cose, che stanno intorno a noi è testimonianza di questa preziosa reciprocità. Lo dimostra un gruppo di bambini della scuola primaria, che frequenta il centro aperto pomeridiano in un piccolo paesino di montagna. Sono bambini che hanno acquisito autonomie e competenze grazie alle esperienze di crescita vissute, alimentate da una comunità che li circonda e li cresce come cittadini del mondo. La richiesta di questi bambini agli educatori del centro aperto è stata molto semplice, eppure ricca di significati nella sua semplicità: poter trascorrere del “tempo di qualità” sul territorio che vivono quotidianamente, quello che ha dato loro radici e trasmesso loro tradizioni. Da qui la proposta degli educatori e delle educatrici di tenere ancorati i bambini al loro territorio con attività mirate, quali ad esempio la visita periodica agli anziani ospiti della casa di riposo, portando loro in regalo un momento di scambio conviviale, la consegna di un piccolo dono agli esercenti del paese durante le festività natalizie, la realizzazione di new jersey stradali da utilizzare nelle sagre locali in collaborazione con la polizia municipale. Questo è l’esempio concreto di come la cura possa essere trasmessa dalla comunità e riportata alla comunità con piccole azioni di grande impatto educativo.

Se ci soffermiamo un attimo a pensare al lavoro che svolgiamo ogni giorno, ci accorgiamo del nostro essere in continuo contatto con l’altro, del nostro costruire alleanze preziose con lui ed intorno a lui. Queste sinergie educative sono il vero nutrimento della cura. Ecco perché è fondamentale mantenerle vive e prenderci il tempo necessario per soffermarci a guardare il bello che riusciamo a costruire con l’altro, seppur con qualche “fatica”.