Lucia Filippi
Giornalista
Simone Perina
Educatore
Da principio era un semplice furgone che girava la grande provincia americana per fare giocare i bambini, ma una volta in Europa acquista una valenza educativa e, sulla base dell’esperienza tedesca (Spielbus) e poi bolzanina, il bus carico di giochi per educare in strada arriva in Italia nei primi anni 2000, grazie anche ad ALI per giocare.
Il Ludobus di Hermete deve molto alla Legge Turco del 1997, e al successivo lungo finanziamento della Regione. Sullo sfondo era la recente ratifica della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza e la volontà di ampliare gli strumenti pedagogici di supporto sociale e, soprattutto, di fare valere il Diritto al Gioco dandogli forma e spazio.
Forma e spazio sono proprio le carte vincenti del Ludobus: la forma, che è data dalla gratuità, dall’artigianalità dei materiali (legno o di recupero), dall’accessibilità garantita a tutti, dall’adattabilità a ogni contesto e dalla presenza di educatori formati; e lo spazio, che è quello che magicamente crea il Ludobus anche lì dove non c’è niente. Dallo sterrato in periferia al piano terra del centro commerciale, è sufficiente qualche decina di minuti per allestire l’area e creare un’irresistibile arena di gioco.
L’opportunità è stata colta vent’anni fa dal Servizio Educativo Territoriale SET che riesce a coinvolgere l’allora giovane Hermete Cooperativa a lanciarsi con entusiasmo nel progetto “LudobUlss”.
Simone Perina, coprogettista con l’Ulss del primo Ludobus e attuale presidente di Hermete coop., ci racconta l’avventura:
“La falegnameria era nel mio garage. Abbiamo iniziato a costruire con materiale di riuso o legno povero per creare giochi divertenti ma semplici da usare. Il gioco simbolo di quegli anni era “il tubo”, ovvero un corrugato piegato a U in cui si doveva lanciare e fare girare con destrezza una pallina. Poco e niente, forse, ma era il nostro gancio, il mezzo per avvicinare il bambino, creare un minimo di relazione con l’educatore e invitarlo a fare una prima esperienza di gioco”.
Ma da quale idea di bisogno nasce il Ludobus. Com’erano i bimbi di vent’anni fa?
“Ieri come oggi c’era bisogno di vivere in spensieratezza e libertà, e il gioco è qualcosa che fa stare bene, che non richiede strutture o competenze, e consente di entrare in relazione con i coetanei lì dove ci si trova. Essenzialmente in strada. Infatti dal punto di vista educativo parliamo di pedagogia di strada”.
E oggi cosa può aggiungere il Ludobus a bambini che, in fatto di giochi, hanno tutto e di più?
“Direi che oggi il Ludobus è ancora più prezioso! Con l’aumento delle paure, il bambino è sempre più isolato in casa e sono drasticamente diminuite le occasioni di gioco libero, in strada, al campetto, al parco giochi: il Ludobus ha proprio la funzione di normalizzare il gioco negli spazi pubblici. Il messaggio politico è chiaro: la città appartiene anche ai bambini”.
Dove portavate il Ludobus?
“Con l’Ulss si era stabilito di creare qualcosa di itinerante che girasse per tutti i comuni del Distretto, proprio nell’ottica che tutti potessero usufruirne, gratis naturalmente. Ricordo la prima uscita a Castelletto di Brenzone, e poi il Ludobus a Breonio dove, all’epoca, c’era una classe di appena 5 alunni che non avrebbero avuto opportunità di fare esperienze simili. Poi ci hanno cominciato a invitare alle feste pubbliche e sagre, che fino ad allora avevano soltanto qualche giostra, ma niente di così coinvolgente e libero. E poi le grandi esperienze all’Aquila nei giorni successivi al terremoto, dove portavamo un po’di normalità alle famiglie, spensieratezza e divertimento ai bambini, o in un contesto ancora diverso come in un raduno di Ludobus a Napoli, organizzato dagli amici di Ali per Giocare. Quello del Ludobus è un servizio educativo a bassa soglia ma molto efficace e ha il potere di fare giocare tanto e tutti insieme”.
Che tipo di giochi propone il Ludobus?
“Qualcuno pensa siano giochi di una volta perché magari li vede in legno, ma non è così, anzi, sono giochi di oggi e con una buona parte di inventiva. Per esempio noi di Hermete siamo un po’ specializzati in biciclette strane e cicli artigianali, ma il nostro Ludobus ha caricati un’ottantina di giochi tradizionali e inventati. Poi esistono altri Ludobus che propongono temi originali, come in Piemonte che fanno e stampano le foto o a Milano che propongono giochi ecologici e sulle energie rinnovabili”.
Quale in target a cui vi rivolgete?
“Bambine e bambini dai 3 anni in su. Ma giocano anche gli adulti e abbiamo portato il Ludobus in un centro anziani a Negrar per i disabili. Ce n’è davvero per tutti”
E qual è la reazione de pubblico?
“Molti ci vedono arrivare e ci chiedono ‘quando inizia lo spettacolo?’, o comunque si aspettano che siamo noi adulti a organizzare un gioco strutturato, ma il Ludobus è libertà per antonomasia, i giochi sono pensati per essere giocati in autonomia, magari in due per relazionarsi e fare amicizia. E poi, nonostante soltanto quest’anno abbiamo fatto 100 uscite per almeno 100 presenze a incontro, c’è sempre ancora qualcuno che non ci ha mai visto. Non so fino a quando durerà la magia… Ora per esempio stiamo facendo giocare i figli dei bambini che venivano in piazza vent’anni fa”.
Chi c’è dietro al Ludobus?
“Siamo una decina di educatori e ruotiamo. Il nostro ruolo è sapere interagire con i bambini ed essere dei facilitatori del gioco”.
Effettivamente oggi il Ludobus sembra qualcosa di acquisito ma rappresenta un’innovazione a livello di servizio educativo…
“Si, oltre a tanta esperienza fatta sul campo, esiste una Carta del Ludobus che, oltre alla mission, che è quella di ‘supportare lo sviluppo sociale, affettivo e cognitivo del bambino nel suo crescere individuo,’ fissa una serie di standard (dalla qualità dei materiali alla formazione degli educatori) per garantire che il Ludobus non perda mai il suo senso originale. Che poi è quello del ‘Si impara facendo’. Così anche per noi il Ludobus è stato un progetto che ne ha generati molti altri: la falegnameria dove ora realizziamo giochi in legno con i ragazzi del progetto Sharewood, le Ludofficine per gli adolescenti fragili, le attività con le scuole per sviluppare le autonomie nei bambini. E poi la Bottega del Gioco con cui diffondiamo la cultura del gioco in scatola, i viaggi alle Fiere europee per approfondire sempre le novità educative, il MeravigliaBus nato per avvicinare i bambini alla magia della scienza, e poi il Festival del Gioco giunto ormai alla sua 4 edizione e che sta diventando un appuntamento molto atteso, una manifestazione in cui per un lungo fine settimana si ritrova per giocare insieme un pubblico di età tra 1 e 99 anni”.













